Studio di Psicologia e Psicoterapia                                Dott.ssa Catulla Contadin                                      Noventa Vicentina - Vicenza

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Come si svolge la consulenza?

Un percorso di conoscenza a più tappe...

      Il primo incontro di consulenza è riservato alla conoscenza dei soli genitori. Mamma e papà hanno modo di conoscermi, di capire come lavoro, di esprimere le loro difficoltà e chiarire eventuali dubbi. Io raccoglierò alcune informazioni per capire se sono lo specialista più adatto alla situazione o se è opportuno fare un invio a qualche altro collega. Durante questa prima fase è necessario ricostruire la storia del bambino o del ragazzo per avere una prima idea di come il problema attuale si inserisce nella sua storia passata. È importante capire come mamma e papà hanno tentato di affrontare la situazione fino a questo momento, che strategie hanno già utilizzato e che reazioni hanno suscitato nel bambino. Lo psicologo infantile non esprime giudizi né ricerca colpevoli; sostiene la famiglia nello sforzo di percorrere strade alternative che portino tutti i componenti a sentirsi meglio.

      Dopo aver conosciuto i genitori, incontro tre volte il bambino. Generalmente il genitore accompagna il figlio nello studio, ci presenta, lo rassicura. Se il piccolo accetta di rimanere solo con me, il genitore si accomoda in sala d’attesa, altrimenti rimane con noi il tempo necessario per farlo sentire a suo agio. Di solito i bambini rispondono positivamente alla proposta perché incuriositi dalla presenza di giochi e di un arredamento colorato che li fa sentire subito in un ambiente accogliente.

      Durante il primo incontro il bambino ha bisogno di essere rassicurato e capire che lo psicologo infantile è un dottore speciale, che gioca e parla con lui, non dà medicine ed è disposto ad accettare anche il suo silenzio se non ha voglia di dire niente. Nel corso del secondo colloquio cerco di conoscere meglio il bambino avvicinandomi con delicatezza alle aree problematiche individuate dai genitori e nel terzo incontro,  se si è creato un clima di complicità, esploro il problema ancora più in profondità. Con i bambini più piccoli utilizzo come strumenti prevalenti l’osservazione del comportamento, il gioco e il disegno. Con quelli più grandicelli ricorro anche al dialogo. Ben presto i bambini sentono di trovarsi in uno spazio protetto, dove possono esprimere le proprie emozioni senza timore, e chiedono spontaneamente di ritornare.

      Al termine del ciclo di incontri con il bambino condivido con i genitori le mie osservazioni; in alcuni casi sono sufficienti alcuni consigli educativi per sbloccare la situazione, altre volte può essere utile iniziare un percorso di sostegno o di psicoterapia con il bambino e la famiglia.